
Ti isolavi dal mondo e non volevi diventare grande. Leggevi i vecchi libri di anatomia nello studio di tuo padre e le giornate le passavi a dire quanto fossi incapace. Eri perdutamente innamorata dell’amore, ma lui non lo era di te. Ti atteggiavi ordinando un margarita e più tardi piangevi davanti al frigo in cucina. Vivevi giornate nuvolose, fotografando tazze vuote. Consumavi vinili e leggevi rannicchiata sulle panchine dei parchi. Vivevi nelle discoteche, tra droghe leggere e baci rubati. Imparavi a cucinare nelle giornate di pioggia e a cucire in quelle di sole. Guardavi documentari e piangevi tra le braccia di tua madre sperando di non crescere più. Dormivi con la lucina accesa perché la te bambina aveva paura del buio. Vivevi con i piedi nell’acqua e credevi che un giorno da essi sarebbero nati tulipani. Con la testa tra le nuvole trascorrevi le giornate e non volevi scendere.