SOFIA

Non so se furono i tuoi modi di fare a farmi innamorare di te. Non so se erano i tuoi occhi o il tuo sorriso a mandarmi in confusione. Non so se era il tuo profumo a stordirmi quando mi passavi vicino. Forse era tutto questo insieme, o forse era qualcosa di più semplice, anche se conoscendoti scarterei quest’ultima opzione, perchè in te, di semplice, non c’era nulla. Il suono della tua voce mi inebriava. Il mio nome pronunciato da te sembrava così melodico che avrei voluto che me lo ripetessi ancora e ancora. Ti sognavo la notte e il giorno. Immaginare le tue mani sul mio corpo mi lasciava una scarica di brividi lungo la spina dorsale. Pensavo a te quando leggevo frasi sui muri e non so dire se i pensieri che facevo fossero tanto più romantici quanto perversi. Mi immaginavo il tuo viso tanto vicino al mio da poterne vedere ogni particolare. Le tue labbra, nella mia testa, sapevano di arance. Avrei voluto sapere cosa facevi durante le ore che non ci vedevamo. Cosa mangerai a pranzo? Come sta tua madre? Sai pattinare? Sei un tipo più da mare o da montagna? Non sapevo niente. Non lo avrei mai saputo. Eppure ogni tanto, lo ammetto, dal modo in cui mi guardavi, mi parlavi, mi toccavi, credevo che mi avresti lasciato scoprire quel lato di te che agli altri non era permesso vedere. Ci speravo e, forse, una parte di me ci spera ancora.