Sin da piccola ho sempre sognato di fare due lavori: il primo era diventare una veterinaria, il secondo la scrittrice.
Nel corso degli anni il primo sogno è andato a scemarsi (anche se nel profondo so che rimarrà lì, in quell’angolino in fondo al cuore), ma il secondo è diventato ancora più fervido e, in parte, molto tangibile.
Non ho ancora scritto nessun libro, ma solo qualche “poesia” ispirata a persone che conosco, mettendo in ognuna di loro un po’ di me, un po’ di loro e un po’ le sensazioni che mi hanno lasciato, e di cui vado profondamente fiera. La raccolta (perchè è di questo che si tratta) di nomi e non l’ho intitolata “Corpi di marmellata” perchè, a mio avviso, gli esseri umani sono proprio come i barattoli di marmellata che teniamo in dispensa: morbidi, quasi sempre buoni, forse un po’ viscosi all’intero e, per questo, protetti da un vetro, sicuramente più resistente, ma che se untato rischia di rompersi e di mandare in frantumi, non solo lo strato di vetro, ma anche il contenuto che, urtando, vanno a spargersi e a sporcare ovunque.
La raccolta, inoltre, è composta esclusivamente da nomi femminili. Questo perchè credo vivamente che le donne abbiano bisogno di uno spazio solo loro (proprio come diceva Virginia Wolf nel suo saggio “Una stanza tutta per se”) dove scoprirsi, riscoprirsi, sentirsi capite e mai sole.